Intervista al presidente della provincia di Milano
Il pugno di Penati
“Se la sinistra vuole recuperare un legame con l’opinione pubblica e con la realtà sociale, allora su tutti questi temi, l’immigrazione clandestina, i campi rom, l’illegalità, la sicurezza bisogna essere chiari e decisi. E abbandonare i tentennamenti e le divisioni che abbiamo avuto nel passato e che ora non possiamo più permetterci di avere”. Non vuole dire, né sentirsi dire, che si può lavorare meglio adesso che il ministro dell’Interno è Roberto Maroni (“No, questo no, davvero non lo penso”) di quando c’era Giuliano Amato, ma allo stesso tempo non fa sconti ai due anni di governo di centrosinistra e al tempo perso sul fronte della sicurezza. Lettori del Foglio on line, che ne pensate? Dite la vostra su Hyde Park Corner.

Milano. “Se la sinistra vuole recuperare un legame con l’opinione pubblica e con la realtà sociale, allora su tutti questi temi, l’immigrazione clandestina, i campi rom, l’illegalità, la sicurezza bisogna essere chiari e decisi. E abbandonare i tentennamenti e le divisioni che abbiamo avuto nel passato e che ora non possiamo più permetterci di avere”. Non vuole dire, né sentirsi dire, che si può lavorare meglio adesso che il ministro dell’Interno è Roberto Maroni (“No, questo no, davvero non lo penso”) di quando c’era Giuliano Amato, ma allo stesso tempo non fa sconti ai due anni di governo di centrosinistra e al tempo perso sul fronte della sicurezza. “La nomina del commissario per la sicurezza a Milano era stata decisa nel 2006, ma poi da Roma non c’è stata attuazione. Quanto al resto, è la storia travagliata del decreto sicurezza dello scorso anno: il primo provvedimento conteneva le disposizioni per poter espellere anche i cittadini comunitari che fossero giudicati indesiderabili per i loro comportamenti. Ma poi il governo è stato titubante, si è trasformato tutto in una telenovela, la divaricazione tra la sinistra riformista e quell’altra ha prevalso. Non si è fatto niente”. E questa, per un amministratore pragmatico come il presidente della provincia di Milano Filippo Penati, è senza dubbio la colpa più grave, direttamente misurabile con la dura sconfitta elettorale patita dalla sinistra in tutto il nord.
Non c’è più tempo, c’è un altro governo e va misurato anche questo sui fatti, senza pregiudizio: “Se i provvedimenti del ministro Maroni saranno quelli di cui si discute, e che riprendono nella quasi totalità il pacchetto Amato, ne sarò molto soddisfatto. Ma dico ‘se’, perché anche per la Lega è venuto il momento di dare applicazione a una serie di slogan, di proclami. Vedremo, discuteremo, valuteremo. Se possibile collaboreremo”. Ma i fatti, quelli sono fatti. Anche secondo Penati: “Io ho detto che non ci devono più essere campi rom nell’area metropolitana; non l’ho detto per essere più leghista della Lega, ma perché essere di sinistra significa difendere i più deboli, non fare della demagogia”. Prosegue Penati: “A chi mi dice ‘ma i rom sono europei’, rispondo che in Europa i padri hanno l’obbligo di mandare i figli a scuola, non a rubare. Se si vuole essere europei bisogna esserlo in tutto, nei diritti e nei doveri. Invece tollerare situazioni di degrado, insicurezza, illegalità va a danno innanzitutto delle persone più deboli: italiani, immigrati o rom che siano”. Combattere tutto ciò è invece di sinistra, almeno di una sinistra che voglia governare: “Io vengo da Sesto. Lì, negli anni 50 e 60 l’unica cosa che ha creato l’integrazione è stata il lavoro. Il rispetto e i diritti reali, non solo sulla carta, i nostri immigrati li hanno ottenuti con il lavoro. Per questo dico che chi non è qui per lavorare, non ci può stare. Questi sono i diritti europei, non sono ‘la destra’”.
Ieri, al Pirellone, il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Statuto, che fa della Lombardia una “regione autonoma della Repubblica italiana”. Roberto Formigoni ha celebrato l’evento rilanciando subito “il negoziato con il governo sulla attribuzione di nuove competenze alla Lombardia”, ovvero i temi del “regionalismo differenziato” e soprattutto del federalismo fiscale. Il partito di Penati, il Pd, ha votato compatto il nuovo statuto. Il presidente della provincia condivide in pieno, con qualche distinguo, la marcia in avanti autonomista: “Diamo fiducia a Formigoni anche perché ha dimostrato di tenere aperto il dialogo e alta la vigilanza sui punti che possono essere non condivisi, e questo è un metodo giusto di lavoro. Io concordo con D’Alema quando ammonisce che il federalismo non può disarticolare il paese né moltiplicare i costi”, dice. “Però, è da molto tempo che l’autonomia regionale e il federalismo non sono più patrimonio solo della Lega, che pure ha avuto il merito di porli per prima. La riforma del titolo V della Costituzione l’ha fatta il centrosinistra. Le esigenze di autonomia sono reali, dal fisco alla sicurezza. Il Pd è pronto a lavorare, io aspetto di vedere nel concreto cosa farà il governo. Di tempo, se n’è già perso prima”.
Non c’è più tempo, c’è un altro governo e va misurato anche questo sui fatti, senza pregiudizio: “Se i provvedimenti del ministro Maroni saranno quelli di cui si discute, e che riprendono nella quasi totalità il pacchetto Amato, ne sarò molto soddisfatto. Ma dico ‘se’, perché anche per la Lega è venuto il momento di dare applicazione a una serie di slogan, di proclami. Vedremo, discuteremo, valuteremo. Se possibile collaboreremo”. Ma i fatti, quelli sono fatti. Anche secondo Penati: “Io ho detto che non ci devono più essere campi rom nell’area metropolitana; non l’ho detto per essere più leghista della Lega, ma perché essere di sinistra significa difendere i più deboli, non fare della demagogia”. Prosegue Penati: “A chi mi dice ‘ma i rom sono europei’, rispondo che in Europa i padri hanno l’obbligo di mandare i figli a scuola, non a rubare. Se si vuole essere europei bisogna esserlo in tutto, nei diritti e nei doveri. Invece tollerare situazioni di degrado, insicurezza, illegalità va a danno innanzitutto delle persone più deboli: italiani, immigrati o rom che siano”. Combattere tutto ciò è invece di sinistra, almeno di una sinistra che voglia governare: “Io vengo da Sesto. Lì, negli anni 50 e 60 l’unica cosa che ha creato l’integrazione è stata il lavoro. Il rispetto e i diritti reali, non solo sulla carta, i nostri immigrati li hanno ottenuti con il lavoro. Per questo dico che chi non è qui per lavorare, non ci può stare. Questi sono i diritti europei, non sono ‘la destra’”.
Ieri, al Pirellone, il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Statuto, che fa della Lombardia una “regione autonoma della Repubblica italiana”. Roberto Formigoni ha celebrato l’evento rilanciando subito “il negoziato con il governo sulla attribuzione di nuove competenze alla Lombardia”, ovvero i temi del “regionalismo differenziato” e soprattutto del federalismo fiscale. Il partito di Penati, il Pd, ha votato compatto il nuovo statuto. Il presidente della provincia condivide in pieno, con qualche distinguo, la marcia in avanti autonomista: “Diamo fiducia a Formigoni anche perché ha dimostrato di tenere aperto il dialogo e alta la vigilanza sui punti che possono essere non condivisi, e questo è un metodo giusto di lavoro. Io concordo con D’Alema quando ammonisce che il federalismo non può disarticolare il paese né moltiplicare i costi”, dice. “Però, è da molto tempo che l’autonomia regionale e il federalismo non sono più patrimonio solo della Lega, che pure ha avuto il merito di porli per prima. La riforma del titolo V della Costituzione l’ha fatta il centrosinistra. Le esigenze di autonomia sono reali, dal fisco alla sicurezza. Il Pd è pronto a lavorare, io aspetto di vedere nel concreto cosa farà il governo. Di tempo, se n’è già perso prima”.
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